La Locandiera, scritta da Carlo Goldoni,  è una commedia, precisamente una commedia di carattere, in cui prevalgono in maniera determinante il carattere dei personaggi presi dalla realtà quotidiana .

Goldoni rappresenta un momento importante nella storia del teatro italiano, perché egli mette in atto una vera e propria riforma di esso.

La riforma del teatro di Goldoni può essere riassunta nei seguenti punti:

  1. Rompere con il teatro classico, basato sul meraviglioso e fantastico, creando un’opera che attinga direttamente alla realtà e che abbia una doppia finalità: essere piacevole e utile allo stesso tempo;

  2. Superare la Commedia dell’arte sostituendo al canovaccio un copione interamente scritto, purificando la scena e il testo da tutti gli elementi scurrili e volgari, eliminare la maschera sostituendola con caratteri  e ambienti reali;

  3. Creare commedie di carattere e di ambiente attingendo direttamente dalla realtà;

  4. Rappresentare sulla scena figure nuove come borghesi, anche donne, infatti con Goldoni si ha una notevole attenzione alla figura femminile;

  5. Usare una lingua nuova, che nasca direttamente dalla realtà, una lingua italiana nuova che nasce direttamente dal toscano,  ma che si contamina di varie parlate dialettali e popolari.

La Locandiera è una commedia fondamentale per la letteratura che è sempre stata considerata fra le più riuscite di Goldoni; fu composta nel 1752 ma pubblicata solo l’anno successivo con l’intento di creare un personaggio femminile nuovo, una commedia di carattere in cui far prevalere il carattere dei personaggi, rappresentare la società ed evidenziare i pregi e i difetti delle diverse classi sociali.

Questa commedia è suddivisa in tre atti; la protagonista Mirandolina è un’imprenditrice che, a seguito della morte del padre, gestisce da sola una locanda a Firenze. Mirandolina è una donna borghese attenta ai suoi interessi, giovane, dotata di grazia e di spirito tanto che capisce che il suo albergo può continuare ad avere successo solo se riuscirà a conservare il favore dei nobili che lo frequentano, attirando quindi la simpatia dei clienti.

Il personaggio principale, Mirandolina, è una donna che sa fingere, astuta, furba, pratica, testarda e risoluta; alle sue dipendenze lavora Fabrizio, un giovane innamorato di Mirandolina e che il padre, morendo, le ha consigliato di sposare, una persona ironica ma allo stesso tempo avida e furba.

L’inizio del primo atto è ambientato nella locanda in cui il ricco Conte di Albafiorita e il Marchese di Forlipopoli, entrambi innamorati di Mirandolina, vengono tenuti a bada da essa.

Il Conte si presenta arrogante con il Marchese ma generoso con Fabrizio, un personaggio nuovo, un nobile acquisito (borghese), materialista, pratico e che crede nei soldi, mentre il Marchese viene rappresentato come un nobile legato alla tradizione, un uomo di altri tempi, arrogante, superbo e squattrinato, essi gareggiano uno contro l’altro criticandosi a vicenda, ognuno con l’illusione di avere più meriti nei confronti di Mirandolina.

Sulla scena si presenta anche il Cavaliere di Ripafratta che si fa vanto di disprezzare le donne, di non essere mai stato innamorato, un uomo arrogante, superbo, diffidente, convinto di sè e ingenuo.

La Locandiera, un po’ per ripicca contro la scontrosità del Cavaliere, mette in atto tutte le sue arti per riconquistarlo: finge di apprezzare il suo comportamento e il disprezzo per le donne, mostrandosi contraria ai due forestieri, lo riempie di gentilezze portandogli anche di persona la biancheria pulita costruendo così una sorta di solidarietà, tanto che il Cavaliere comincia a considerarla una donna eccezionale, di grande buon senso e schiettezza., Mirandolina continua nel suo intento di conquistare il Cavaliere mettendo in atto le sue armi di seduzione.

Nel secondo atto il Cavaliere cede alle sue tentazioni, si addolcisce fino ad innamorarsi; Mirandolina ha vinto e intende rendere pubblica la sua vittoria, non si accontenta di quello ottenuto e lo fa ingelosire, lo tormenta e gli fa confessare davanti agli altri il suo amore e alla fine decide di sposare Fabrizio.

Il dibattito è basato sulla critica alla nobiltà definita improduttiva mentre viene messa in evidenza la borghesia come classe produttiva e il valore del lavoro di cui è simbolo Mirandolina e Fabrizio.

Viene mossa una critica alla nobiltà come Parini fa nelle sue opere, viene presentata una nobiltà arrogante, superba, decadente ed impoverita che viene sovrastata dall’affermarsi della borghesia, una classe sociale pratica, avida, sempre alla ricerca dell’utile in cui domina l’astuzia e la furbizia.