Carlo Goldoni nasce il 25 febbraio 1707 a Venezia, da Giulio e
da Margherita Salviani. A nove anni raggiunge il padre medico, a Perugia e qui
inizia gli studi presso i Gesuiti. Dal ‘23 al ’25 è allievo del Collegio
Ghilisieri di Pavia e frequenta la facoltà di Giurisprudenza, ma a causa di una
violenta satira, «Il Colosso», diretta contro le famiglie della nobiltà pavese,
è costretto ad abbandonare la città.
Nel ’31, la morte improvvisa del padre lo obbliga a riprendere
gli studi interrotti e a laurearsi in legge a Padova. Dopo qualche anno di
mediocre pratica dell’avvocatura e di viaggi in numerose città, si stabilisce a
Milano e nel ’34, ha occasione di incontrare il Capocomico Giuseppe Imer, per il
quale, negli anni successivi, scriverà intermezzi comici, tragedie e
tragicommedie.
Nel ’36 sposa a Genova Nicoletta Conio.
E’ solo nel ’38 che Goldoni si dedica alla commedia e scrive
Momolo Cortesan, in cui la parte del protagonista era scritta quasi per intero,
dando così inizio alla «riforma tecnica» che lo condurrà in seguito ad
abbandonare per sempre l’improvvisazione della Commedia dell’Arte.
Nel ’47 conosce Gerolamo Medebach, che a Venezia teneva
Compagnia a Sant’Angelo, e si convince a collaborare con lui. In questo periodo
nascono: La vedova scaltra, La putta onorata, Il cavaliere e la dama. Nel ’50
scommette col pubblico di sfornare 16 commedie in un solo anno; promessa che
manterrà, dando vita tra le altre, a: La bottega del caffè, Il bugiardo e
Pamela.
Nel periodo successivo assume un impegno di 10 anni con il
teatro San Luca e qui mette in scena alcuni capolavori come Il campiello, I
rusteghi, La trilogia della villeggiatura, Le baruffe chiozzotte.
Alcuni insuccessi e l’ormai irriducibile disputa con Gozzi,
convincono il commediografo ad abbandonare Venezia e raggiungere Parigi,
invitato dal Tèâtre-Italien, per il quale però dovrà riprendere a scrivere «a
soggetto». Nel novembre del ’71 il Bourru bienfaisant viene rappresentato alla
Comédie Italienne, e suscita l’ammirazione di Voltaire.
Sempre a Parigi scrive, in francese, le sue Memorie, iniziate
nell’84 e pubblicate nell’87. Luigi XV gli accorda una modesta pensione annua,
che però gli sarà tolta nel ’92, in piena Rivoluzione.
Muore quasi in miseria a Parigi, nel 1793, il giorno prima
della restituzione, da parte dell’Assemblea costituente, della pensione regia.
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